Trento — Un viaggio sportivo lungo l’Europa, dall’Ucraina all’Italia, passando per Germania e Inghilterra, e ancora tanta voglia di campo. Henrikh Mkhitaryan affronta la quarta stagione all’Inter, club stabilmente tra le migliori d’Italia e d’Europa. Dal palco del Festival dello Sport di Trento, il centrocampista armeno ripercorre le tappe chiave: l’eredità di Simone Inzaghi (oggi all’Al-Hilal) e l’avvio dell’era Cristian Chivu.
“Inzaghi fondamentale per questa Inter”
«Di Simone Inzaghi ho solo bei ricordi: se lo rivedrò lo riabbraccerò. Quando è andato in Arabia gli ho mandato un messaggio: è stato un allenatore fondamentale per questa Inter», racconta Mkhitaryan.
Sul piano personale: «Mi ha dato una seconda giovinezza: tra i 33 e i 36 anni mi ha fatto giocare quasi sempre e mi ha fatto sentire importante».
Il rapporto si è chiuso dopo la finale di Monaco persa 5-0 col PSG: «Provo orgoglio e rammarico insieme. La stagione è stata lunghissima, ma in tre settimane abbiamo perso tre titoli. È la regola del calcio: resta il rimpianto di non aver alzato un trofeo dopo nove mesi».
Con Chivu “meno minuti, stessa fame”
Ora c’è Cristian Chivu: «Con lui mi trovo benissimo. Il calcio di oggi è quasi un altro sport rispetto ai tempi dello Shakhtar Donetsk con Mircea Lucescu, che per me fu decisivo. Chivu mi fa giocare meno? Tra poco avrò 37 anni: la voglia di giocare è tanta, ma capisco le scelte dell’allenatore. Sono pronto ad aiutare anche con una partita a settimana. Vedo un tecnico che vuole crescere ogni giorno e ha grande futuro».
Il legame con Mino Raiola
Un pensiero anche all’ex procuratore Mino Raiola: «Non era solo lavoro, era un rapporto padre-figlio. Sapeva cosa volevo, mi è sempre stato vicino con consigli e affidabilità. Mi ha aiutato tantissimo».
Foto: Media – Inter F.C.

